Presentazione di “Abitare la casa, abitare la città” a Milano – ADI Design Museum 15.1.2025

Presentazione di “Abitare la casa, abitare la città” a Milano – ADI Design Museum 15.1.2025

La presentazione del libro “Abitare la casa. Abitare la città.”, curato da Massimo Morisi e Claudio Paolini, si è svolta all’ADI di Milano il 15 gennaio 2025, con la partecipazione di Fulvio Irace come relatore. Il libro, nato come raccolta di lezioni tenute a Firenze, affronta la complessa tematica dell’abitare, sia nella sua dimensione privata che pubblica, analizzando il rapporto tra l’intimità domestica e la vita urbana attraverso il filtro della cultura del progetto.

Fulvio Irace, con la sua profonda conoscenza della storia dell’architettura e del design, ha guidato il pubblico in un’affascinante esplorazione del tema dell’interno, partendo dalle riflessioni di Walter Benjamin sulla nascita della metropoli e della dimensione intima nella prima metà del XIX secolo. Il parallelismo tra la frenesia dello spazio pubblico e il rifugio protettivo della casa borghese, illustrato anche da opere pittoriche come quelle di Caillebotte, evidenzia la dicotomia tra interno ed esterno che ha caratterizzato la modernità.

Tuttavia, come emerge dai saggi di Lucia Bocchi e Patrizia Scarselli, l’intimità domestica non è un concetto statico. Le “oscillazioni del gusto” e il “pendolo della storia” descritti da Dofes e Clark evidenziano la continua evoluzione del modo in cui l’uomo si appropria dello spazio domestico, circondandosi di oggetti che offrono conforto e riflettono la sua identità.

L’intervento di David Patner sulla cultura radicale italiana degli anni ’70, con la rivalutazione del kitsch e del valore emozionale degli oggetti, sottolinea come il bisogno di personalizzare l’ambiente domestico sia una costante antropologica, andando oltre le rigide prescrizioni dell’architettura e del design “totale”.

La riflessione si sposta poi sul delicato equilibrio tra la sfera privata e quella pubblica, evidenziando come il valore del pubblico sia spesso sottovalutato. La dispregiativa etichetta di “case popolari” attribuita a edifici con standard abitativi elevati, l’abbandono di spazi verdi concepiti per la socializzazione e la privatizzazione di esperienze come quella condominiale sono sintomi di una crescente sfiducia verso il concetto di collettività.

Irace richiama le analisi di Habermas e Sennett, che negli anni ’70 e ’80 hanno parlato di “tirannia dell’intimità” e “privatismo familistico-professionale” come conseguenza del declino dell’uomo pubblico. Il ripiegamento sul privato, identificato come un’esacerbazione del narcisismo e dell’autoreferenzialità, sembra aver trovato nuova linfa con l’avvento dei social media. Il paradosso del Grande Fratello, dove l’intimità diventa spettacolo, e la pervasività di droni e telecamere nello spazio pubblico, trasformandolo in una “camera aperta” sotto costante sorveglianza, pongono interrogativi cruciali sul futuro del concetto di privacy.

La domanda provocatoria di Irace – “È ancora vitale parlare di una connessione pubblico-privata in positivo?” – apre la discussione sul ruolo che l’architettura, l’urbanistica e le politiche pubbliche possono avere nel ridefinire il rapporto tra individuo e collettività in un’epoca dominata dalla tecnologia e dalla virtualità.

L’intervento di Massimo Morisi, esperto di politiche pubbliche, si concentra sul tema del diritto all’abitare e sulla possibilità di fare del paesaggio urbano l’oggetto di un’azione politica. La qualità dell’abitare, secondo Morisi, non si limita alla dimensione domestica, ma si estende al rapporto con la città, con i suoi servizi, la sua storia e la sua identità. La manutenzione degli spazi pubblici, la riqualificazione delle aree degradate e la realizzazione di infrastrutture moderne sono elementi cruciali per rendere la città un luogo vivibile e inclusivo.

Claudio Paolini, infine, richiama l’esempio della Firenze del Quattrocento, dove la vita pubblica si integrava con quella privata, la casa non era un luogo chiuso e la città era un palcoscenico condiviso. La domanda conclusiva – “Ci troviamo in una situazione che va più a un recupero della casa come luogo chiuso o a un recupero dello spazio urbano?” – lascia aperta la sfida di riconquistare il valore del pubblico e di immaginare un futuro in cui l’intimità non sia sinonimo di isolamento ma di condivisione.

La presentazione del libro si conclude con l’intervento di Lucia Bocchi, studiosa di antropologia, che lancia un appello all’impegno intellettuale e civile per riattivare la connessione tra pubblico e privato, consapevoli della necessità di un’azione “oppositiva” di fronte alle sfide del presente.

L’incontro all’ADI ha offerto un’occasione di riflessione stimolante sul tema dell’abitare, evidenziando la necessità di un approccio multidisciplinare che coinvolga architetti, designer, urbanisti, sociologi e politici per immaginare un futuro in cui la città possa tornare ad essere un luogo di incontro e di scambio.

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